IL PARADIGMA LIBERALE E LA SCELTA COSTITUZIONALE: A CATANZARO IL “GOTHA” DEL MONDO FORENSE E ACCADEMICO SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
di Leo Pallone* – Catanzaro è stata teatro di un fondamentale momento di riflessione istituzionale e giuridica. Nelle giornate del 21 e 22 Novembre, presso l’Istituto Tecnico Tecnologico “Ercolino Scalfaro” – intitolato all’eroico Tenente catanzarese caduto nella Grande Guerra, simbolo di dovere verso la Nazione – si è svolto il convegno intitolato: “Il Paradigma Liberale nella Post Modernità: Separazione delle Carriere e Garantismo Penale”. L’incontro, promosso dalla Camera Penale di Catanzaro e dalla Fondazione Scuola Forense, e patrocinato da importanti istituzioni, ha visto la partecipazione del Gotha del mondo Forense e Accademico italiano, chiamati a confrontarsi su un tema che non è scontro politico, ma un ineludibile atto di chiarezza istituzionale: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. La discussione ha fatto emergere una sintesi forte: la separazione non è una scelta facoltativa, ma la correzione necessaria per armonizzare l’organizzazione della magistratura con i principi fondamentali del giusto processo. L’assetto attuale è strutturalmente sbilanciato rispetto ai principi fondamentali della Costituzione. Il problema nasce dalla tensione storica tra l’assetto organizzativo ereditato dal 1948 — fondato sull’Articolo 104 della Costituzione che sancisce l’Ordine unitario della Magistratura — e l’imperativo della terzietà imposto dalla Costituzione stessa. L’unità delle carriere, infatti, non è mai stata pienamente adeguata alla logica del modello accusatorio (introdotto nel 1988), il quale esige, in base all’Articolo 111 Cost., un Giudice terzo e imparziale. I lavori del convegno hanno sottolineato che non è sufficiente la terzietà di fatto; è richiesta una terzietà di struttura. La circolazione di funzioni e l’unico organo di autogoverno (il CSM) generano una cultura unitaria, creando, come è stato icasticamente definito, “Il Giudice dal Respiro Inquirente”. Questa commistione mina la percezione e la realtà dell’equidistanza, ponendo il Giudicante – la cui carriera è valutata anche da magistrati requirenti – di fronte a un implicito rischio professionale. Di conseguenza, il principio di parità delle armi tra Accusa e Difesa subisce un “crepuscolo del dubbio”, alterando l’equilibrio a favore della parte pubblica. Il convegno ha riportato il dibattito alle sue origini logico-giuridiche, richiamando il pensiero puro sulla separazione. È stato ricordato come l’idea trovasse pieno supporto nella matrice socialista e nella sinistra riformista tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90, con figure come Giuliano Vassalli e la stessa Commissione Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema. Per quella corrente di pensiero, la separazione era un adeguamento istituzionale a tutela del Giudice Terzo. Oggi, il ripudio di queste posizioni storiche è stato definito una “Banalizzazione Politica”. La sinistra ha scelto di sacrificare la coerenza logico-giuridica sull’altare della strategia politica, percependo la riforma come un attacco, anziché come l’imperativo garantista che è. Il dibattito ha affrontato con fermezza la principale obiezione politica: il timore che la separazione indebolisca l’indipendenza del Pubblico Ministero, subordinandolo all’Esecutivo. La risposta autorevole degli studiosi è stata netta: “Non è una Riforma Eversiva” e “la costituzione non è sotto attacco”. L’indipendenza del PM è garantita dalla Costituzione e dalla sua autonomia nell’esercizio dell’azione penale obbligatoria. Una riforma costituzionale può e deve prevedere un CSM separato per la Procura che blindasse la sua indipendenza dall’Esecutivo, ma la distinguesse finalmente da quella del Giudice. Separare non significa dividere i destini, ma riallineare il sistema alle sue fondamenta garantiste. La separazione è, come più volte ribadito nel corso del convegno, “una riforma per il futuro” della Giustizia. Il successo e l’alto profilo del convegno sono stati possibili grazie all’impegno e alla dedizione di tutti gli organizzatori e i partecipanti. Un ringraziamento particolare va al Presidente della Camera Penale di Catanzaro, Francesco Iacopino, e a tutto il suo direttivo per l’eccellente iniziativa, e al Direttore della Scuola Forense e Componente di Giunta UCPI Valerio Murgano. Si ringraziano i brillanti moderatori delle sessioni di lavoro: Danilo Iannello, Aldo Casalinuovo, Vincenzo Galeota e Antonella Canino. Un ringraziamento va, infine, agli amici e Colleghi coi quali ho avuto il piacere di condividere il tavolo di Presidenza, per il loro prezioso contributo alla discussione: Giuseppe Carvelli e Vincenzo Ioppoli. *Direttore di Ante Litteram



