
Di Alessandro Guerriero*–
Ironia pungente, linguaggio beffardo, anticonformismo, sensibilità unica, saggezza popolare mediterranea. Questo e tanto altro è stato, anzi è, Rino Gaetano. Intriso delle sue radici calabresi ma formatosi nelle periferie romane, Gaetano è, senza tema di smentita, uno dei più importanti artisti del secondo novecento.
Il cantautore calabrese, rimasto profondamente legato alla sua terra di origine, ha rifiutato sempre ogni tipo di etichetta e, a differenza dei suoi contemporanei ha evitato di schierarsi politicamente. Fu tra i primi a cantare l’emarginazione, la diseguaglianza, i temi del lavoro e della dignità senza mai perdere di vista la ricerca musicale e il gusto per il non sense e per l’assurdo ioneschiano.
Ad un ascolto superficiale, come fu per molti al tempo delle sue esibizioni, Rino Gaetano appare un artista scanzonato e divertente. I sui testi, al contrario, trasudano impegno politico e narrazione caustica dei vizi e dei malanni della società e delle istituzioni.
Rino Gaetano ha raccontato senza mai banalità la condizione femminile, lo sfruttamento lavorativo, la corruzione, la rivoluzione sessuale, trasfondendo con naturalezza queste tematiche in brani di autentica avanguardia.
La sensazione che riusciva a trasmettere è che si divertisse anche tanto, con quel sorriso sornione e quella tuba cosi perfettamente disallineata alle sue maglie a righe.
Alcuni analisti hanno anche ipotizzato che i suoi testi fossero dei testi criptici sui grandi misteri italiani. Nel libro dell’avvocato Bruno Mautone si ipotizza che in Berta filava si parlasse dello scandalo Lockheed che fece dimettere il Presidente della Repubblica Leone.
Oppure che il “santo vestito d’amianto” fosse Eugenio Cefis, consigliere dell’AGIP, presidente dell’ENI dal ‘67 al ‘71 e poi della Montedison dal ‘71 al ‘77, Cavaliere di Gran Croce ma anche sospettato mandante nell’attentato a Enrico Mattei, che stava per siglare un importante contratto riguardante lo sfruttamento del petrolio argentino a favore dell’Italia.
Insomma, pur al netto di suggestive ricostruzioni, rimane la grandezza di un cantautore impegnato che, all’apice della sua carriera muore, appena trentenne, in un incidente stradale sulla Nomentana.
Manca oggi nel panorama musicale italiano un interprete di siffatta potenza che sappia parlare al popolo senza scadere nel populismo. Rino Gaetano riusciva a farsi megafono di rivendicazioni e di delusioni, di denunce argute e di ritratti dissacranti, insomma di una minoranza disturbante e viva. Le sue composizioni, mai retoriche o scontate, colpiscono per un sensazionale equilibrio tra denuncia civile e leggerezza.
Oggi ancora, Rino Gaetano è esempio e ispirazione per moltissimi artisti e il suo profilo originale e iconico riecheggia in film, libri e pieces teatrali.
Chissà come avrebbe commentato gli assetti politici e sociali della nostra attualità. Forse con una parola, uno slogan, un urlo inarrivabile per portata evocativa e per testimonianza d’amore per la società italiana: Nuntereggae più.
*Avvocato, già Vice Presidente della Camera Penale Alfredo Cantàfora di Catanzaro
(Pubblicato in Ante Litteram n.2-2025)
