NICOLA CANTÀFORA RICORDA FRANCESCO STAIANO

di Nicola Cantàfora

Un saluto ed il più vivo ringraziamento agli Amici della Camera Penale che hanno voluto che partecipassi a questa importante cerimonia per ricordare il mio Amico ed illustre Avvocato Francesco Staiano.
Avrete già notato che ho anteposto l’Amico all’Avvocato. Il mio dire, come si conviene in circostanze impegnative, lo affido allo scritto, per cui l’eloquio può non essere fluente perché meditato ma è sicuramente spontaneo, sentito. Sintetico, com’è nel mio costume!

È una giornata della memoria per me ricordare e parlare di Francesco Staiano. Come tutti i prodotti della memoria è un insieme di sentimenti, di ricordi, di immagini che assumono le forme e le dimensioni delle emozioni.

Cari amici, oggi è un giorno di festa per i nostri cuori e lo è anche qui dentro, in questo Palazzo dove per un nobile sentimento si celebra il ricordo di illustri e cari colleghi. È un giorno di festa perché si celebra un rito solenne qual è quello di onorare la Toga di un illustre Avvocato a me, a noi, tanto caro: l’Avvocato Francesco Staiano. E attraverso il ricordo di questi illustri avvocati non solo si esalta la bellezza della nostra professione forense, ma si indicano degli esempi alle nuove generazioni. Come, appunto, ha fatto Francesco Staiano.

La Toga, proprio quella di Ciccio Staiano, che salda il passato all’avvenire e accomuna gli anziani e i giovani nell’amore e nella fede, nelle fatiche e nelle attese, nelle gioie e nelle delusioni che solcano l’anima e il volto dell’Avvocatura e della Toga. In altri termini, questi incontri, queste celebrazioni, non rappresentano solo un tributo, un omaggio alla memoria ma, nel contempo, questa memoria e questo patrimonio debbono essere utilizzati per trarre maggiore slancio e nuovi stimoli. Memoria come “educazione” dunque, come consapevolezza del passato per vivere degnamente il presente e il futuro, come ha insegnato Francesco Staiano. Con Ciccio Staiano è passata una stagione dell’anima e della mia vita e con essa i nostri anni di rabbia e di speranza. Forse è più difficile raccontare questa nostra professione trasfigurata e delusa, violentata e vilipesa. Ancora più difficile continuare ad amarla, così com’è e non com’era, nei sogni fragili e incontaminati. Ma vi invito ad amarla ugualmente, come l’ha amata il nostro caro e grande Ciccio Staiano. Se mi consentite, come ugualmente l’ho amata io, ieri ed ancora oggi.

Un grande italiano, Ugo Foscolo, nei suoi Sepolcri trova una disquisizione stupenda del diritto: il diritto come espressione dell’umanità, il diritto come intelligenza dell’alterità, il diritto come ego profondo della vita umana ed in questo senso e in questi motivi noi troviamo, nella pietas di cui parlava Foscolo, una simbologia straordinaria, vivacissima, una fortissima vitalità intellettuale:appunto in Francesco Staiano. Ecco perché mi auguro vivamente che i discorsi di oggi siano lo spunto per trasmettere un’emozione, un fremito, servano a sollecitare uno spirito di emulazione, attraverso la conoscenza di figure professionali di Avvocati che hanno onorato la Toga facendola volare sempre più in alto, con passione e limpidezza. Come appunto fu la Toga di Francesco Staiano.

Francesco Staiano ha sempre portato sulla toga il distintivo di avere saputo adempiere ai propri doveri, esaltando la nobile figura dell’avvocato! Lo stile professionale che ha caratterizzato il suo lavoro negli anni del suo esercizio professionale. La sua vivacità intellettuale. Per essere dei bravi avvocati non basta essere preparati e colti, bisogna riuscire a conquistarsi non solo la stima ma anche la simpatia dei magistrati, dei colleghi, del personale di cancelleria, di tutti coloro con i quali, nell’esercizio della nostra professione, si viene in contatto. Ebbene,  l’avvocato Staiano in questo era un campione. Si chiama “empatia” e l’avvocato Staiano riusciva a trasmettere empatia, aveva una capacità istintiva di porsi nei confronti degli altri in maniera tale da conquistarne la fiducia. Ascoltava e incoraggiava, con il sorriso, chi gli stava accanto.
Tale atteggiamento gli veniva naturale e spontaneo perché, nonostante fosse un bravissimo avvocato, era anche molto modesto, aveva grande disponibilità nei confronti di tutti e trovava sempre il modo di dire una parola buona che, a seconda dei casi, dava sollievo, conforto o, il più delle volte, riusciva a strappare una risata.
La simpatia, l’umiltà e la grande carica di umanità erano tratti distintivi della personalità dell’avvocato Staiano. Ed è anche per questo che era benvoluto da tutti e se aveva bisogno di qualcosa trovava sempre le porte aperte. Aveva l’abitudine a confrontarsi con gli altri senza avere la presunzione di possedere la verità: questo era Ciccio Staiano.

Francesco Staiano, poi, aveva il dono dell’eloquenza. Un avvocato completo, dunque, essendo riunite nella sua figura tutte le migliori doti e peculiarità dell’avvocato penalista. In lui vi era profonda umanità, cultura, rigore logico, formidabile intuito. Efficacissimo nella critica delle prove, che egli faceva con una concatenazione di argomenti e con un costante richiamo alla realtà processuale, da sconvolgere tutta l’impalcatura dell’accusa! Conosceva le luci e le ombre del processo e affrontava il problema della causa con argomentazione ferrea, lineare, inflessibile, profondendo tutte le risorse della sua dialettica per dimostrare l’infondatezza dell’accusa.

Come dimenticare l’eloquenza tagliente, penetrante di Staiano? Un linguaggio semplice, diretto, ma ricco di concetti e suggestioni quanto soprattutto la nostra professione esige: anima, cuore e menti  forti e colme di sostanze! L’Avvocato – diceva Carnelutti – deve comunicare perché deve trasmettere ad altri le ragioni del cliente, deve convincere altri delle ragioni del cliente.

L’arringa di Ciccio Staiano era tutta tesa appunto a questo. Conoscitore completo del processo, discuteva andando sempre al punto nevralgico della causa, senza fronzoli o inutile retorica. Apprezzabile e rilevante, nella persona di Francesco Staiano, era anche quello sguardo attento e incoraggiante rivolto verso i giovani colleghi.
Ma Ciccio Staiano non era solo un grande avvocato, chiuso nel suo studio e nelle aule di giustizia. Era anche un uomo brillante nella vita, vorrei dire un salottiero. Era un uomo sempre elegante, inappuntabile, dalla battuta facile. E a proposito dell’essere sempre inappuntabile, mi sovviene un simpatico episodio, che mi fa piacere ricordare. Eravamo impegnati insieme in una causa innanzi alla Corte d’Assise, allora itinerante, che si teneva a Nicastro, così si chiamava l’attuale Lamezia Terme. Incontrai Ciccio Staiano nei pressi del Palazzo di giustizia a bordo della sua Mercedes (fui io a fargli acquistare la sua prima Mercedes). In quell’occasione mi disse che, prima di entrare nel Palazzo di Giustizia, sarebbe dovuto andare a cambiarsi i pantaloni, in quanto non voleva entrare in Aula con i pantaloni stropicciati avendo guidato da Badolato a Nicastro!

Dopo questo simpatico aneddoto, mi piace ricordare, invece, un importante successo professionale dell’avvocato Francesco Staiano. Ebbene, fu lui a sollevare, innanzi la Corte di Cassazione, una questione di nullità dell’interrogatorio di garanzia di un indagato che lui assisteva, poiché, nonostante costui lo avesse nominato difensore, egli non aveva potuto partecipare all’interrogatorio in quanto non era stato avvisato. Il problema che si poneva era quello di stabilire se l’efficacia della nomina del difensore dovesse partire dal momento in cui essa era avvenuta o, piuttosto, dal momento in cui l’Ufficio procedente ne fosse venuto a conoscenza. Nel caso di specie, infatti, l’Ufficio del G.I.P. non era ancora venuto a conoscenza della nomina dell’avvocato Staiano da parte dell’indagato che doveva essere sottoposto all’interrogatorio.

La questione sollevata dall’avvocato Staiano fu rimessa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, in data 2 marzo 1997, emanarono la sentenza con la quale accolsero la tesi dell’avvocato Staiano circa l’efficacia immediata della nomina del difensore. A prescindere dalla comunicazione all’Autorità giudiziaria e, conseguentemente, disposero la nullità dell’interrogatorio e la perdita dell’efficacia della misura cautelare ordinando l’immediata liberazione-scarcerazione dell’indagato.

L’Avvocato, l’Avvocatura; tutto cambia nel mondo. Grandi rivoluzioni investono dalle fondamenta la società, ma la nostra Avvocatura resta o, abbattuta, risorge sempre, appunto perché la civiltà che è il risultato di una lotta millenaria, la intende come un’insopprimibile missione umana, sociale, volta alla difesa del Diritto.Tutto questo era nell’anima, nel cuore della vita professionale di Francesco Staiano, anzi di don Ciccio come io lo chiamavo e come lui voleva che lo chiamassi. Questi valori ha trasmesso ai suoi figli, Rita e Salvuccio, che continuano a tenere alta la Toga che con amore e probità morale indossò il loro illustre genitore, per me – ripeto – il carissimo don Ciccio che ancora oggi saluto, certo che ove si troverà sarà contento e tutti ci abbraccerà.

Concludo questo ricordo-saluto di Francesco Staiano, perché è voluto essere da parte mia, da parte di chi gli ha voluto bene e lo ha tanto stimato, dicendo che sono persuaso che si attingerà, ancora oggi, dagli insegnamenti dei grandi Avvocati del passato come, appunto, Francesco Staiano. Colleghi più giovani, tenete alto l’onore della toga e non abbiate paura di nulla perché questo sacerdozio deve essere nutrito anche di coraggio. Quello che ha sempre avuto Ciccio Staiano. Anche il nuovo penalista, il giovane penalista non potrà fare a meno degli insegnamenti dei grandi Avvocati, come fu Ciccio Staiano. Ciao Ciccio, grande Avvocato ma anche grande signore e grande Amico mio!

(Tratto da I penalisti di ieri nel ricordo dei penalisti di oggi, come esempio per i penalisti di domani – 18 novembre 2024)

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