EMMA IZZI NEL RICORDO DI NINO GIMIGLIANO
Il Direttivo della Camera penale, con il suo Presidente Francesco Iacopino, ha deciso di promuovere, a venti anni dalla prima, la seconda edizione degli “Incontri sui penalisti di ieri”, per “ricordare quei Padri e Maestri che, nel frattempo congedatisi dalla vita, ci hanno lasciato in eredità una straordinaria esperienza umana e professionale: fare memoria soprattutto per i più giovani, per coloro che non li hanno conosciuti, della loro storia di Avvocati…”. Don Nino è stato per me, davvero, un Padre e un Maestro, con la “P” e la “M” maiuscola. Ho avuto la fortuna, per trent’anni della mia vita, di avere due padri: Guglielmo, mio adorato papà – grande educatore di generazioni di alunni in oltre quarantacinque anni di insegnamento – e don Nino, padre putativo, con cui ho trascorso, per quei trent’anni, molto più tempo che con mio padre Guglielmo, condividendo esperienze umane e professionali, momenti di grande gioia ma anche qualche dolore. Ci siamo confidati ansie e preoccupazioni; ci siamo raccontati, reciprocamente, forse più di quanto sappiano fare davvero un padre e una figlia. Magari, scioccamente, solo per pudore dei propri sentimenti. Per trent’anni è stato parte della vita mia e della mia famiglia: testimone di nozze, era presente, con l’amata signora Rosa (da me amatissima perché affettuosa, gentile, generosa, accogliente), quando è nata mia figlia Lucia e poi al suo battesimo, al primo compleanno e a tutti gli altri, alla prima Comunione. Purtroppo non alla sua laurea perché il buon Dio l’ha voluto con sé qualche anno prima. Un sentimento intenso, un misto tra affetto profondo e sconfinata ammirazione per l’Uomo, prima ancora che per il professionista, che ha caratterizzato tre decenni della mia vita e che rimane lì, fermo ed irremovibile nel mio cuore, anche dopo 15 anni da quel tragico 13 dicembre 2009. Un sentimento forte ed imperituro, una venerazione laica, profonda e sentita. Riconoscenza e gratitudine sono alla base del Tributo devoto che oggi voglio rendere, pubblicamente, al mio grande Maestro. Perché un Maestro illuminato che ha saputo indicare ai suoi discepoli (e sono stati decine negli anni) la strada maestra, da seguire sempre con rettitudine, nel rigoroso rispetto dell’etica; che ha saputo affascinare le menti giovanili con la sua grande, immensa humanitas, prima ancora che con la sua grande cultura giuridica e che ha seminato Amore – per la moglie, per la sua grande famiglia e in particolare per i nipoti, per gli Amici, spesso considerati fratelli, per i suoi allievi, verso i quali ha sempre avuto parole di sostegno e incoraggiamento nei momenti difficili – è giusto che abbia ricevuto e riceva ancora Amore, moltiplicato all’infinito. Sono convinta che l’Amore che alberga nel nostro cuore può essere declinato in tanti modi e rivolgersi, con uguale intensità, a tante persone con le quali abbiamo avuto la fortuna di condividere parte del nostro cammino terreno. Questo carico di emozioni non rende agevole il mio compito. Ma la grandezza dell’Uomo – prima ancora che dell’Avvocato penalista che stasera vogliamo celebrare – mi impone di trattenere la commozione. Mi sono chiesta come Lui avrebbe voluto essere ricordato stasera. Sicuramente non con toni altisonanti, che pure avrebbe meritato, né con espressioni troppo ampollose. Lui avrebbe scelto un tono semiserio, perché chi lo ha conosciuto lo sa bene, don Nino era così. Abbiamo lavorato tanto insieme, affrontato questioni complesse, ma abbiamo anche tanto riso insieme, dopo le sue battute argute. Guardando la platea vedo molti Amici, miei ma soprattutto suoi, che lo hanno conosciuto e amato; mi conforta, quindi, l’idea che la gran parte di voi ha conosciuto e apprezzato le grandissime doti intellettuali, professionali e umane di don Nino Gimigliano, per cui il mio ricordo serve solo a risvegliare sentimenti di simpatia, ammirazione, affetto, che hanno provato coloro che hanno avuto la fortuna di rapportarsi a lui. E immagino che ciascuno di voi, ora, nel pensarlo, nel rivederlo nella propria mente, istintivamente si troverà a sorridere, perché lui era un dispensatore di energie positive e, perché no, nel tempo e nel luogo giusto, anche di sano buonumore. L’ultimo dono che mi ha fatto, nel 2008, è il libro di Georges Minois Storia del riso e della derisione, – sul cui retro è scritto – “Si dice che il riso sia una virtù che Dio ha dato agli uomini per compensare la loro intelligenza. Ma si può davvero ridere di tutto? Il riso non rappresenta forse il valore supremo che permette di sopportare l’esistenza, accettare senza capire, rassegnarsi a tutto e non prendersi troppo sul serio?”. Come vedete il libro è ancora pieno dei post-it che lui era solito inserire tra le pagine dei libri e sui quali annotava i suoi pensieri. Non mi vergogno a dire che per me questo libro è una reliquia, perciò l’ho lasciato così come lui me l’aveva donato. L’umorismo è stata la sua cifra. Credo che lui avrebbe voluto che fosse ricordata questa sua vena naturale, coltivata e rinvigorita dall’amore verso il cinema e il teatro che, solo per citarne alcuni, da Charlie Chaplin a Eduardo De Filippo, avevano saputo usare il sorriso come modo per comunicare sentimenti di gioia ma anche, a volte, di velata malinconia. Don Nino era un eclettico, dotato di una sconfinata cultura alimentata da una grande curiosità, che è il motore della conoscenza. Un caleidoscopio che spargeva luci multicolori, capace di parlare – in pubblico come davanti a una pizza – con naturalezza e senza sfoggio di erudizione: di letteratura, arte, teatro, cinema, musica, storia e filosofia. E ovviamente di diritto. Ora mi domando e vi domando: può un oceano entrare in un bicchiere o un vulcano essere racchiuso in un barattolo? È impossibile. La mia, di stasera, è una missione impossibile. Perché don Nino era profondo e immenso come un oceano; impetuoso, scoppiettante, ricco di fantasia e immaginazione, di idee e iniziative, esuberante, pieno di vitalità e, quindi, una personalità vulcanica. Il tempo che posso utilizzare è davvero ristretto, come un bicchiere o un barattolo. Parlare con Voi di don Nino – lo chiamerò sempre
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