REPORT SULLA VISITA ALL’ISTITUTO PENALE PER MINORENNI DI CATANZARO

Il Direttivo – Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora”*–

1.Premessa e finalità della visita

Il 2 settembre 2026, una delegazione della Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, guidata dal presidente Francesco Iacopino, insieme al vicesindaco Giusi Iemma e al presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco, ha effettuato una visita istituzionale presso l’Istituto Penale per Minorenni di Catanzaro.

La delegazione è stata accolta dal direttore Francesco Pellegrino, dai suoi collaboratori, dal comandante della Polizia Penitenziaria e dal personale dell’Istituto.

La visita ha avuto l’obiettivo di conoscere direttamente le condizioni di vita dei ragazzi presenti, verificare lo stato delle attività trattamentali e formative, approfondire le principali criticità organizzative e individuare possibili forme di collaborazione tra l’Istituto, le istituzioni locali, la Camera Penale e il territorio.

Attualmente sono presenti 34 ragazzi, oltre la metà dei quali di nazionalità straniera.

 

2.Le principali criticità rilevate

Nel corso dell’incontro è emersa una significativa sofferenza dell’organico della Polizia Penitenziaria, che incide sulla gestione quotidiana dell’Istituto, sulla sicurezza e sulla possibilità di assicurare con continuità le attività trattamentali.

Sono stati inoltre richiamati gli episodi critici verificatisi nel mese di agosto, compresi alcuni incendi, che evidenziano la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di sicurezza e sull’adeguatezza delle risorse disponibili.

La sicurezza e le condizioni di vita all’interno dell’Istituto costituiscono il presupposto indispensabile di ogni percorso educativo e rieducativo. Le carenze di organico, pertanto, non rappresentano soltanto un problema organizzativo, ma incidono sull’efficienza e sull’effettività dell’intero sistema dell’esecuzione penale.

È stato tuttavia sottolineato che la dimensione custodiale non può esaurire la funzione dell’Istituto, il quale deve continuare a essere luogo di formazione, responsabilizzazione e preparazione al reinserimento sociale.

 

3.Le attività formative, culturali e sportive

Nonostante le difficoltà, la visita ha consentito di conoscere numerose attività già avviate, che testimoniano l’impegno della direzione e del personale dell’Istituto.

In particolare, sono state illustrate:
. la frequentazione e la formazione presso gli istituti alberghieri;
. i corsi di formazione professionale, tra i quali quello per pizzaiolo;
. le attività scolastiche e formative;
. i progetti culturali;
. le attività teatrali;
. le attività sportive, tra cui il calcio e gli scacchi;
. le iniziative finalizzate a mettere in relazione l’Istituto con le scuole e con il contesto sportivo e sociale del territorio.

Tali esperienze meritano di essere sostenute e ampliate, perché consentono ai ragazzi di acquisire competenze, sperimentare forme di responsabilità e costruire prospettive concrete per il futuro.

La delegazione ha espresso apprezzamento per la generosità, l’attenzione e il costante impegno del direttore Francesco Pellegrino, dei suoi collaboratori e degli operatori dell’Istituto, il cui lavoro quotidiano rende possibile lo svolgimento delle attività e la costruzione di percorsi individualizzati.

 

4.La lettura e il valore del percorso educativo

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della lettura quale strumento di crescita personale, riflessione e consapevolezza.

In questo periodo alcuni detenuti stanno leggendo il libro del professor Glauco Giostra, Se fioriscono le spine, che affronta il tema dell’importanza del percorso educativo all’interno degli istituti di pena e il ruolo fondamentale che la società può assumere per non lasciare soli i detenuti, facendoli sentire parte integrante di un progetto finalizzato al recupero e all’inserimento sociale.

La lettura, insieme alle attività scolastiche, culturali e formative, può contribuire a rafforzare nei ragazzi la consapevolezza delle proprie responsabilità e la capacità di immaginare un futuro diverso.

È inoltre in fase di progettazione, con la Camera Penale, il secondo Memorial dedicato al giudice Roberto Giglio, dopo il successo della prima edizione tenutasi lo scorso dicembre.

 

5.Il problema della documentazione e della regolarizzazione dei ragazzi stranieri

Uno degli aspetti maggiormente rilevanti emersi durante la visita riguarda la condizione dei ragazzi stranieri, con particolare riferimento alla documentazione e alla regolarizzazione del titolo di soggiorno.

Le difficoltà nei rapporti con le ambasciate, la complessità delle procedure e i tempi necessari per il perfezionamento degli adempimenti possono compromettere, una volta conclusa la detenzione, percorsi di integrazione già avviati attraverso la formazione, il lavoro e l’inserimento abitativo.

Il rischio è che la macchina burocratica interrompa il processo di regolarizzazione proprio quando il ragazzo ha intrapreso un percorso positivo, determinando una vera e propria eterogenesi dei fini.

Le norme contenute nel Testo unico sull’immigrazione, su questo punto, vanno corrette. Bisogna prevedere disposizioni che favoriscano la regolarizzazione delle persone che si sono già integrate nel tessuto sociale attraverso inserimenti lavorativi e abitativi.

È stato evidenziato come lo straniero integrato, privato della possibilità di regolarizzare la propria permanenza in Italia, possa finire esposto all’irregolarità. In tal modo, la legge rischia di trasformarsi da strumento di integrazione e regolarizzazione in un ostacolo al perfezionamento di percorsi che meriterebbero di essere sostenuti.

Questa contraddizione normativa deve essere affrontata sul piano politico e istituzionale, anche perché gli effetti prodotti possono risultare contrari agli obiettivi di sicurezza e integrazione dichiarati.

 

6.Le fragilità sociali e familiari

La visita ha permesso di approfondire anche le condizioni personali e sociali che spesso precedono l’ingresso dei ragazzi nel circuito penale.

Dietro l’errore che conduce alla commissione di un reato possono trovarsi situazioni di disperazione, povertà, solitudine, marginalità e mancanza di riferimenti. Per i ragazzi stranieri, l’assenza di familiari e di una rete affettiva in Italia può aggravare ulteriormente la condizione di fragilità.

Questi elementi impongono una riflessione che non può limitarsi alla risposta sanzionatoria. È necessario intervenire prima dell’ingresso nel circuito penale, ma anche garantire, durante la detenzione e nella fase successiva, condizioni che impediscano il ritorno alle situazioni di marginalità.

Il circuito penale deve diventare un’occasione di inserimento nel tessuto sociale, attraverso la garanzia di dignità, formazione, lavoro, autonomia abitativa e una rete affettiva e relazionale.

 

7.I progetti “il coraggio di un futuro migliore” e “Adozione in Città”

In questo quadro assumono particolare importanza i progetti promossi dalla Camera Penale Cantàfora con Confartigianato, per favorire formazione e inserimento lavorativo (e “un futuro migliore”), e quello dell’“Adozione in Città”, condiviso e sottoscritto con la Diocesi, l’IPM, la Comunità Ministeriale, la Procura Minorile e il Tribunale per i minorenni, al quale aderirà anche il Comune di Catanzaro, che si propone di individuare famiglie disponibili a sostenere i ragazzi privi di riferimenti affettivi sul territorio

L’obiettivo non è limitato all’inserimento lavorativo, ma riguarda la costruzione di un percorso complessivo di autonomia, formazione e relazioni positive. Il ragazzo deve poter contare su un riferimento affettivo, oltre che abitativo e lavorativo, così da evitare che il ritorno in libertà si traduca in un rischio di recidiva.

La Camera Penale intende contribuire alla realizzazione del progetto insieme al Comune di Catanzaro e alla comunità cittadina, valorizzando l’attenzione sociale e la generosità già dimostrate in passato dalla città nei confronti delle iniziative promosse dalla Camera Penale e da altre realtà a favore degli istituti di pena.

 

8.L’incontro con i ragazzi

La visita ha avuto un momento particolarmente significativo nell’incontro con i giovani detenuti.

Tra le testimonianze raccolte vi è quella di Alex, giovane rumeno che lavora al McDonald’s e che ha sottolineato l’importanza di seguire il percorso indicato dalle istituzioni per poter tornare rapidamente a una vita autonoma.

Dall’incontro è emersa anche l’esigenza di costruire relazioni positive, di trovare riferimenti affettivi e di sentirsi parte di una comunità. Per molti ragazzi, il recupero non può essere affidato esclusivamente alla formazione professionale o all’inserimento lavorativo, ma richiede anche la possibilità di ricostruire legami, fiducia e appartenenza.

 

9.Considerazioni conclusive

La visita ha confermato la presenza di criticità che richiedono interventi istituzionali, in particolare sul piano dell’organico della Polizia Penitenziaria, della sicurezza, della continuità dei percorsi trattamentali e della regolarizzazione dei ragazzi stranieri.

Al tempo stesso, ha evidenziato la presenza di energie, professionalità e progetti che meritano sostegno e valorizzazione.

La Camera Penale ritiene necessario proseguire il confronto con la direzione dell’Istituto, con il Comune di Catanzaro e con tutti i soggetti interessati, affinché il percorso di reinserimento non rimanga affidato soltanto all’impegno degli operatori penitenziari, ma diventi una responsabilità condivisa dell’intera comunità.

Una comunità che vuole realmente prevenire la recidiva non può limitarsi a chiedere ai ragazzi di cambiare. Deve essere capace di offrire loro un’alternativa.

 

*La nota del Direttivo della Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora” dopo la visita all’IPM di Catanzaro.

 

RASSEGNA STAMPA:
Calabria 7
La Nuova Calabria
Corriere della Calabria

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