Solidarietà al Prof. Avv. Giovanni Caruso, legale di Filippo Turetta – Senza difesa non c’è giustizia

 

Osservatorio Avvocati Minacciati – 

Qualche giorno fa, in coincidenza della giornata internazionale dedicata agli avvocati minacciati, è stata pubblicata la notizia che il 16 novembre scorso, sulla piattaforma online Chang.org, un dipendente del Ministero della Cultura ha lanciato una petizione per chiedere al Prof. Avv. Giovanni Caruso, legale di Filippo Turetta e Ordinario di Diritto Penale presso l’Università di Padova, di rinunciare al mandato difensivo, chiedendo altresì all’Ateneo di esprimersi pubblicamente, in ordine al mandato assunto dal docente, dissociandosi dalla scelta “inopportuna” dello stesso.

Per i promotori dell’iniziativa e per i circa 200 sottoscrittori, accettare l’incarico di difesa o non dissociarsi pubblicamente dall’accettazione di tale mandato, significa in qualche modo non condannare la violenza sulle donne, non essere loro vicine.
Sono state raccolte 200 firme, con l’obiettivo di raggiungere quota 500. Cinquecento firme per confermare che, nell’epoca del dilagante populismo penale, ci sono categorie di imputati per le quali è disonorevole assicurare il diritto di difesa, imputati che non “meritano” un giusto processo, di fatto anche inutile, avendo peraltro la “giuria popolare” già emesso la relativa sentenza. La difesa di un ragazzo, scrivono, che “ha commesso un omicidio efferato e la cui colpevolezza è indubitabile” rappresenta, nella coscienza di queste persone, un complesso di limiti e vincoli all’esercizio del potere punitivo nei confronti del colpevole e, pertanto, l’accusato andrebbe abbandonato a sé stesso, senza alcuna tutela, e chiuso nelle patrie galere fino alla fine dei suoi giorni, buttando via la chiave.

La petizione lanciata in rete è il chiaro segno di una deriva culturale che si esprime con una sempre più pressante richiesta di giustizia “vendicativa”, parossistica, e di una delegittimazione della figura dell’avvocato, espressione di un giustizialismo spicciolo non degno di un Paese civile che vanta un’alta tradizione giuridica.

L’Avvocatura non può tollerare una condotta di tale gravità, non può non stigmatizzare il chiaro invito rivolto al Prof. Caruso di fare un passo indietro.
Si sta pericolosamente diffondendo nell’opinione pubblica l’idea che assumere la difesa di un soggetto imputato di un reato di sangue voglia dire, in qualche modo, ritenere giustificabile il reato o fiancheggiare il suo (possibile) autore e che ciò sia disonorevole, vieppiù, come nel caso di specie, se il professionista in questione sia anche un accademico.

Orbene, nel quadro dei valori liberali di derivazione illuministica, a cui si ispira il nostro processo penale, nessun uomo accusato di un reato, qualunque esso sia, può essere privato del diritto di difesa. Ogni imputato ha diritto all’assistenza legale e un giusto processo, nel contraddittorio tra le parti e davanti a un Giudice terzo e imparziale. Questa è la base della nostra civiltà e la garanzia della nostra libertà. Di tutti. Senza difesa (effettiva) non può esserci sentenza “giusta”. E difatti, la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento ed a sancirlo è l’art. 24 della nostra Carta fondamentale. In questo quadro valoriale, il difensore assume il ruolo di sentinella nel processo, a tutela dei diritti fondamentali della persona, di ogni persona, e del rispetto delle garanzie processuali.

Dunque, la scelta se accettare o meno la difesa di un imputato deve riguardare solo ed unicamente il professionista e tale decisione non può tollerare condizionamenti o critiche che possano interferire con l’esercizio in piena autonomia del mandato difensivo.
A fronte di ciò, le pressioni finalizzate a convincere il difensore di Filippo Turetta a rinunciare al mandato conferitogli – giudicando disonorevole l’esercizio del suo ministero – appaiono del tutto insensate e pretestuose, atte solo ad alimentare la gogna mediatica e ad imbarbarire il dibattito pubblico sui temi della giustizia.

L’iniziativa che si sta portando avanti è inaccettabile, in uno stato liberale, ecco perché la Camera penale di Catanzaro esprime ferma e incondizionata solidarietà al Prof. Avv. Giovanni Caruso, convinta che l’incarico difensivo dallo stesso assunto, senza arretramenti, sia espressione di una battaglia di civiltà giuridica e, ancor prima, culturale, invero necessaria per salvaguardare l’identità democratica del nostro Paese.

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