L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE PROCURE DELLA REPUBBLICA: UNA NECESSITÀ DI COMPRENSIONE E DI REGOLAMENTAZIONE. L’IMPEGNO DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE PER “LA GIUSTIZIA CHE SARÀ”.
di Andrea Cavaliere*– L’introduzione dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari rappresenta una delle trasformazioni più significative del panorama giuridico contemporaneo. Mentre la Corte di Cassazione ha avviato progetti pionieristici per l’implementazione di sistemi di IA, emerge con urgenza la necessità di estendere questa riflessione alle Procure della Repubblica, uffici cruciali nell’amministrazione della giustizia penale. Il presente articolo analizza i progetti in corso, i principi etici internazionali e le sfide specifiche che l’avvocatura deve affrontare nell’era dell’intelligenza artificiale, sottolineando come la comprensione approfondita di questi sistemi sia necessaria per vigilare sull’uso che ne faranno le Procure e per rivendicare una effettiva parità delle armi tra accusa e difesa nell’impiego della tecnologia nella giustizia. L’avvento dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario italiano segna un momento di svolta epocale nell’amministrazione della giustizia. L’intelligenza artificiale può essere un prezioso strumento a supporto dell’attività del giudice, ma non deve mai diventare un suo sostituto. Questa affermazione racchiude la complessità della sfida che il sistema giudiziario italiano si trova ad affrontare: come integrare le potenzialità rivoluzionarie dell’IA mantenendo al contempo i principi fondamentali di umanità, trasparenza e responsabilità che caratterizzano l’amministrazione della giustizia. Il progetto di collaborazione tra il CED della Corte di Cassazione e la Scuola universitaria superiore di Pavia (IUSS), siglato dal Presidente Pietro Curzio e dal Rettore Riccardo Pietrabissa, rappresenta il primo passo concreto verso questa integrazione [1]. Tuttavia, mentre l’attenzione si concentra sulla Suprema Corte, emerge con urgenza la necessità di estendere questa riflessione alle Procure della Repubblica, uffici che svolgono un ruolo cruciale nell’amministrazione della giustizia penale e che potrebbero beneficiare enormemente dall’implementazione responsabile di sistemi di intelligenza artificiale. Le Procure della Repubblica, infatti, si trovano quotidianamente a gestire volumi enormi di dati, documenti e procedimenti che richiedono analisi approfondite e tempestive. L’introduzione di sistemi di IA potrebbe rivoluzionare l’efficienza di questi uffici, ma richiede una comprensione approfondita delle implicazioni tecniche, etiche e giuridiche che tale implementazione comporta. La mancanza di una preparazione adeguata in questo ambito potrebbe portare a implementazioni superficiali o, peggio ancora, a resistenze che impedirebbero di cogliere le opportunità offerte da queste tecnologie innovative. In questo contesto assume particolare rilevanza la ricerca sistematica condotta dall’Unione delle Camere Penali Italiane attraverso i suoi osservatori “Scienza, Processo e Intelligenza Artificiale” e “Acquisizione Dati Giudiziari”. Questa iniziativa rappresenta la prima mappatura organica e strutturata dell’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale presso tutte le Procure della Repubblica del territorio nazionale, condotta attraverso il contatto diretto con tutti i procuratori della repubblica ai quali viene somministrato un questionario dettagliato e compilato in presenza. L’approccio metodologico adottato dall’Unione delle Camere Penali riflette la consapevolezza che una comprensione efficace dell’implementazione dell’IA nelle Procure richiede un’analisi empirica diretta e personalizzata. La compilazione in presenza del questionario garantisce non solo l’accuratezza dei dati raccolti, ma consente anche di acquisire informazioni qualitative sulle esperienze, le sfide e le prospettive dei magistrati requirenti. I dati raccolti attraverso questa ricerca andranno a costituire l’ossatura di un’analisi comprensiva che potrà fornire indicazioni preziose per lo sviluppo di politiche nazionali sull’implementazione responsabile dell’IA nel sistema giudiziario. L’importanza di questa ricerca è amplificata dal fatto che proviene dal mondo dell’avvocatura penale, che rappresenta un osservatorio privilegiato sull’impatto dell’IA sui diritti processuali e sulla qualità della giustizia. La prospettiva della difesa è essenziale per identificare potenziali criticità nell’utilizzo dell’IA che potrebbero non essere immediatamente evidenti dal punto di vista dell’accusa, contribuendo così a creare un quadro più equilibrato e completo delle implicazioni dell’IA per il sistema di giustizia penale. Il tema è estremamente attuale anche alla luce del disegno di legge S. 1146-B, “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, approvato dal Senato il 20 marzo 2025 e modificato dalla Camera il 25 giugno 2025 con approvazione definitiva prevista per settembre 2025 e che promuove l’utilizzo corretto, trasparente e responsabile dei sistemi di intelligenza artificiale, con particolare attenzione alla tutela dei diritti fondamentali, all’autonomia e al potere decisionale dell’uomo, alla sicurezza e alla protezione dei dati personali. In particolare sono due gli articoli del disegno di legge sui quali prestare attenzione: la disposizione di cui all’art. 24, comma 5, lett. e), stabilisce che occorre una “regolazione dell’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nelle indagini preliminari nel rispetto delle garanzie inerenti al diritto di difesa e ai dati personali dei terzi, nonché dei principi di proporzionalità, non discriminazione e trasparenza”. Ora, se da un lato è indubbio il valore di un intervento normativo volto a disciplinare l’impiego dell’I.A. nella fase delle indagini preliminari, con particolare attenzione alle garanzie difensive e alle modalità di conduzione delle attività investigative, dall’altro permane il rischio che la regolamentazione si traduca in mere procedure formali. Tali schemi, invece di assicurare effettiva trasparenza, potrebbero finire per produrre risultati opachi, assimilabili a “scatole nere”, privi cioè di un fondamento metodologico scientificamente spiegabile e quindi sottratti a qualsiasi possibilità di verifica e confutazione. E l’art. 15 – Impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria che al comma 3 inserisce, in caso di sperimentazione e impiego di sistemi di IA negli uffici giudiziari ordinari e, comunque, in attesa che il Regolamento Europeo venga applicato compiutamente, l’obbligo di ottenere una autorizzazione da parte del Ministero della Giustizia, sentite le autorità di cui all’art. 20 (AGiD e ACN). Si precisa che l’entrata in vigore del Regolamento Europeo si completerà con riferimento a tutte le previsioni (in particolare con riferimento ai sistemi ad alto rischio) entro il 2 agosto 2027. In tal modo si finisce di fatto per legittimare l’utilizzo e la sperimentazione dei sistemi di intelligenza artificiale, con la conseguente necessità, per l’avvocatura, di attivare tutti gli strumenti di controllo, come ad esempio la mappatura già in corso Anche in considerazione della necessità di esplorare, comprendere e anticipare la direzione verso cui si muove la giustizia penale italiana e ciò che dobbiamo attenderci dalla giustizia del futuro – “la Giustizia che sarà” -, diventa indispensabile avere una visione chiara dei progetti già avviati Il Panorama Attuale: Progetti Pionieristici nel Sistema Giudiziario Italiano Il Progetto CED-IUSS: Un Modello per il Futuro

